I.C. Leopardi Potenza – classi quinte elementari 16/05/2018

ISTITUTO COMPRENSIVO GIACOMO LEOPARDI
di POTENZA PICENA (MC)
Per le classi quinte elementari, 16 maggio 2018
Relazione Prof.ssa MARA MASSAI, Presidente di AS.SO.GRAF (AssocCulturSociolGrafol)

VIOLENZA SULLE DONNE E VIOLENZA ASSISTITA
DA MINORI.
IL PRIMO DIRITTO DEI MINORI DEVE ESSERE LA CAPACITA’ DI GESTIRE LA PROPRIA VITA ED IL PROPRIO DESTINO CON LA FIIP (Formazione Integrale ed Integrata della Persona) fin dall’infanzia

Il primo diritto dei minori dal quale derivano per conseguenza tutti gli altri è una protezione specifica e l’aiuto da parte degli adulti a gettare le basi per la realizzazione della vita da adulto con un adeguato percorso di crescita e di sviluppo che tenga conto di una visione integrata e dinamica della persona.
ll tema dell’incontro di oggi è la violenza sulle donne e sui diritti dei minori. Ora vi chiedo soltanto cinque minuti di attenzione per riflettere, dopo aver guardato insieme il cartone dal titolo “LOU” su come la violenza sia insieme causa e conseguenza di una catena di situazioni dovute ad emozioni mal gestite, a sentimenti affettivi poco sviluppati, alla mancanza di equilibrio e comprensione di se stessi e degli altri. Nel cartone che abbiamo visto: https://www.youtube.com/watch?v=8hgNwjTLMRw, in occasione dell’incontro organizzato presso l’Istituto “G. Leopardi” di Potenza, LOU mette in atto, per esempio, un tipo di comportamento aggressivo e bullizzante, provocato dalla rabbia della perdita del suo peluche, essendo stato a sua volta bullizzato. La risposta immediata è di rimettere in atto ripetutamente, senza cercare di capire, di farsi domande, lo stesso comportamento che oltre tutto, apparendo fuori controllo, lo espone al ridicolo rimanendo in alcuni momenti vittima del suo stesso comportamento (violenza etero ed autodiretta). Soltanto nel momento in cui si immedesima con gli altri provando lo stesso dolore che ha causato nel suo farsi vendetta (empatia, riconoscimento del valore dell’altro come persona), capisce il valore negativo delle sue azioni, prova un grande senso di colpa e riesce a godere della felicità ritrovata dagli altri condividendola con la sua (solidarietà) dopo aver ritrovato il suo peluche nel cestone degli oggetti persi e ritrovati.
Possiamo vedere come la violenza in generale, non solo di genere, sia un problema grave anche nelle conseguenze e non solo al momento in cui viene agita ed è diventato un emergenza paragonabile ad un mostro con tante teste (apri il link: – IL MOSTRO A PIU’ TESTE…..). . Tante teste quanti sono i modi con cui la esprimiamo nei nostri rapporti con gli altri in famiglia, a scuola, con i compagni, sia quando la rivolgiamo contro gli altri assumendo il ruolo di carnefici, o se volete di aggressori, sia quando la subiamo assumendo il ruolo di vittime o di aggrediti. E purtroppo da ognuna di queste tante teste/violenze derivano conseguenze che generano altre forme di violenza come per esempio nel caso specifico della violenza di genere che la collega ed amica Avv. Lembo ha trattato nella sua relazione in cui spesso dalla violenza subita dalle donne : mogli e madri in famiglia deriva una forma di violenza conseguente alla violenza di genere che è la violenza assistita dai minori che ha conseguenze, come in questo caso, sui figli. La violenza è sempre esistita, non è un fenomeno nuovo. Di nuovo c’è il fatto che la società in cui viviamo, che ha fatto un lungo cammino per diventare sempre più civile ed evoluta, ad un certo punto è stata distratta da fatti e fenomeni nuovi, come sappiamo tutti: modi diversi di fare famiglia, tecnologie avanzatissime che, anzichè essere dominate dall’uomo ed essergli di aiuto nelle attività, come in parte è, perché ovviamente, per quanto riguarda la scienza, la medicina, la biologia, l’informatica, non possiamo negare che le tecnologie digitali hanno contribuito ad offrire nuove possibilità per migliorare la salute delle persone e facilitare il lavoro e le attività professionali velocizzando la produzione ed il mercato. Purtroppo però è capitato che queste stesse tecnologie, senza che quasi ce ne accorgessimo, sono diventate padrone assolute della nostra vita, tanto da renderci schiavi di esse (violenza psicologica operata dai social media). Questo è avvenuto in grado maggiore o minore per tutti, senza fare distinzione di età, di genere, di generazioni, di spazio geografico. Con la digitalizzazione e l’avvento dei social media poi che cosa è successo? In pratica è successo che i problemi che avevamo nei rapporti personali con gli altri nel mondo reale si sono trasferiti nel mondo virtuale. Ma questo, ben lontano da rendere più facili le soluzioni ai nostri problemi personali, presenti nel mondo reale, ha aggravato la situazione creando altri problemi nei rapporti con gli altri, connessi all’uso della rete. Quindi che cosa è successo? E’ successo che le persone, dominate dalle tecnologie digitali e dall’uso della rete, hanno perso quel ruolo di protagonisti della propria esperienza di vita nel mondo reale, cercando rifugio e guide (influenzer, personaggi dei reality, dello spettacolo, dei format…..) nella stessa realtà virtuale ( la rete) che le ha rese schiave, le ha spinte a cercare identità diverse in cui i problemi fossero più facili da risolvere, o in cui fosse possibile nascondersi con le proprie debolezze ed il senso di inadeguatezza e di isolamento che queste realtà virtuali ci fanno provare: contrariamente a quanto di solito si crede, attribuendo alla rete virtuale il potere di amplificare il numero di amicizie in cui le connessioni e i contatti sono infiniti. Peccato che appunto non siano amicizie e relazioni personali concrete, ma soltanto contatti e connessioni virtuali. Una sorta di esilio volontario in cui le persone, sperimentando tutta la propria impotenza e l’incapacità di gestire le difficoltà della vita concreta, hanno trovato rifugio, senza trovare le soluzioni ai propri problemi personali che si sono trasferiti da una dimensione all’altra: da quella del mondo reale a quella del mondo virtuale. Quindi, a questo punto, dopo tanto girovagare, restano ancora da risolvere i problemi personali presenti nel mondo reale ed il bisogno di affrontarli mettendo in atto comportamenti corretti che non generino violenza, che è proprio il tema dell’incontro di oggi 16 maggio 2018 , avendo ben chiaro che se i problemi, fra cui appunto la violenza, non si risolvono nel mondo reale, ed anche abbastanza in fretta, continueranno a produrre emergenze che l’uso della rete non risolve, ma anzi può solo amplificare ed aggravare.
Ogni volta che noi entriamo in contatto con gli altri possiamo farlo in modo educato, amichevole, affettivo oppure in modo maleducato, aggressivo, violento. Ma che cosa ci induce a comportarci in un modo piuttosto che nell’altro? Tante sono le cause: per esempio, se io sarò stato educato nel mio percorso di bambino/ragazzo e adolescente dai miei genitori, dagli insegnanti e dalla Scuola a sviluppare comportamenti e atteggiamenti basati sul rispetto, sulla comprensione degli altri e dei comportamenti degli altri, anche quando non sono quelli che io mi aspetterei o che io desidero, allora in questo caso avrò a disposizione gli strumenti per poter entrare in rapporto non aggressivo con gli altri, anche quando gli altri non sono amichevoli, educati come io mi aspetto e vorrei. Qual è il percorso di crescita che può favorire:
 comportamenti corretti ed equilibrati;
 la consapevolezza di sé e degli altri;
 la responsabilità delle proprie azioni e delle conseguenze di queste su noi stessi e sugli altri;
 l’autostima che ci difende dai bulli e dai cyberbulli;
 l’autonomia, insieme alla capacità critica che ci permettono:
di riconoscere i rischi ed i pericoli presenti nel mondo reale e virtuale, fra cui anche le fake news, ma che nello stesso tempo ci permette:
di riconoscere anche le opportunità presenti nella rete, così come di gestire il percorso di crescita personale di ognuno, senza bisogno di ricorrere alle false guide e ai falsi maestri, ma bensì con l’aiuto dei genitori, degli insegnanti e di adulti affidabili esperti, lungo tutto l’arco scolastico.
Ma per fare questo occorre avere strumenti adeguati ed un metodo, che qui propongo, selezionato dopo vari studi, ricerche e sperimentazioni, attingendo da varie discipline umanistiche e combinando teorie e metodi della sociologia, criminologia, psicopedagogia e della grafologia che ha preso il nome di FIIP e cioè la Formazione Integrale ed Integrata della Persona come percorso strutturato ed organico di “cura” dei minori fin dall’infanzia. Questo metodo serve per sostenere ed aiutare il bambino/ragazzo/adolescente a sviluppare in modo armonico l’intelligenza, il carattere, il temperamento, le emozioni, l’affettività, il rispetto della diversità, in altre parole la persona fatta di mente, corpo e anima. Questo è possibile soltanto curando tutti questi aspetti fin dall’infanzia con un metodo che possa, attraverso lo studio e l’attenzione del gesto grafico, indirizzare positivamente gli atteggiamenti ed i comportamenti, rafforzando la memoria, l’apprendimento, la capacità critica. Perché questo è possibile attraverso lo studio della scrittura manuale spontanea? Perché la scrittura è la proiezione del nostro io, unico ed irripetibile. Dentro la scrittura spontanea proiettiamo tutto noi stessi. E’ uno strumento indispensabile, perchè l’apprendimento del gesto grafico, fatto in modo corretto sotto la guida degli insegnanti e di esperti, è in grado di prevenire e contenere con la educazione e rieducazione del gesto grafico un fenomeno molto diffuso presente dalla primaria alla secondaria di II grado, chiamato disgrafia causato in parte anche dal mancato o scorretto apprendimento del gesto grafico che rientra nei DSA (disortografia, dislessia, disgrafia, discalculia).
La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura che si manifesta nella difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici. Emerge nel bambino quando la scrittura comincia la sua fase di personalizzazione, indicativamente (e solo genericamente) alla classe terza elementare. In genere il problema della scrittura disorganizzata viene sollevato dagli insegnanti elementari che lamentano la difficoltà di seguire il bambino nel suo disordine. Nelle due classi precedenti lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla fatica dell’apprendimento, in terza elementare il gesto è abbastanza automatizzato da lasciar spazio alla spontaneità e, di conseguenza, all’evidenziazione della difficoltà.
Ma questa difficoltà (la disgrafia) può avere conseguenze, proprio sullo sviluppo armonico della personalità e quindi portare, sia a comportamenti non equilibrati che possono sfociare in seguito in forme di violenza/devianza, alla mancanza di autostima, e all’isolamento, ma anche all’abbandono scolastico. Quindi, perché questo metodo e non altri? Perché, a differenza di altri metodi, questo offre il vantaggio di produrre effetti positivi per indirizzare al percorso di studio più adatto alle proprie attitudini e per mettere insegnanti e genitori in una situazione di alleanza in grado di contrastare la violenza degli uni contro gli altri, come i fatti recenti di cronaca ci hanno riportato, sostituendo la parola “contratto”/alleanza alla parola “contrasto”/violenza. Questo metodo, la FIIP, che aiuta a conoscere se stessi e gli altri, aiuta a traghettarci in direzione di un futuro dove le emergenze, che adesso sono sempre più gravi e sempre più numerose, lasceranno il posto alla scoperta che un altro modo di vivere insieme è possibile, partendo dalla cura della persona fin dai banchi di scuola.

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Mara Massai
Mara Massai

MARA MASSAI Sociologa, Dottore di ricerca in Criminologia, esperta in Tecniche Investigative in Criminologia e Vittimologia, Project Manager, Presidente di AS.SO.GRAF.

(Associazione Culturale di Sociologia e Grafologia), Titolare responsabile e coordinatrice del Progetto "APPROCCIO OLISTICO ALLA FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA DELLA PERSONA fin dai banchi di scuola” (Brevetto: M. Massai. (2014).. 200900158)