La protezione più efficace per i bambini e gli adolescenti è la formazione integrale ed integrata della persona fin dai banchi di scuola

Commento Introduttivo a:

“Che cos’è ThisCrush?”

(Mara Massai, Sociologa, Dottore di ricerca in Criminologia)

 

Protezione/prevenzione under 18: Formazione Integrale ed integrata alla persona

 

La soluzione delle soluzioni è rimettere al centro la Persona nel suo proprio ruolo di artefice del proprio destino e partecipe della comunità. La persona ha un unico vero nemico: sentirsi una parte esclusa dal tutto che la fagocita, riducendola a bersaglio di tutti i venti di dottrina o di abili manipolatori e di un insieme di bisogni che nascono dall’esterno e che non le appartengono. Il ricorso sistematico ed incessante tipico della contemporaneità  a coltivare nella persona soltanto le passioni e gli istinti a discapito delle emozioni affettive, del valore del sé e dell’altro da sé, la percezione del rischio, in  altre parole la frantumazione della totalità umana in cui  il culto della corporeità nel suo aspetto edonistico ha preso il sopravvento e banalizzato la dimensione spirituale ed affettivo-cognitiva. Ed è banalizzando tali aspetti che, attraverso la spaccatura interna alla stessa natura umana, il “dover essere”,  soppiantato da un’edonistica rappresentazione della realtà e dei falsi bisogni ad essa correlati,  diventa un superfluo e fastidioso ancoraggio  che porta anche  alla “banalizzazione del male”.

Questo è un processo involutivo che dimostra come nel tempo si sia dedicato il massimo impegno,  soltanto a tentare di trovare un rimedio contingente per ogni contingente manifestazione di disagio o  devianza,  prodotte  da una persona divenuta apolide di se stessa, in quanto priva di un’adeguata  FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA  nel doppio ruolo di vittima e carnefice  di tutti i processi socio-antropologico-culturali in atto in cui è  attivamente e passivamente coinvolta.  Alla base dei pericoli e delle insidie che il mondo reale e virtuale ripropone senza sosta e dei malesseri/disagi divenuti emergenze  sociali, prodotte proprio da una cattiva gestione dei pericoli medesimi,  vi è sempre una scorretta ed inadeguata formazione della persona fin dai banchi di scuola. Non si tratta di moltiplicare al massimo e diversificare gli interventi di fronteggiamento e di recupero,  tanti quanti sono i pericoli e le insidie presenti nella nostra società reale e/o virtuale.

Si tratta di ripensare in modo radicale a riconsegnare alla persona la possibilità di gestire  in piena autonomia, consapevolezza e responsabilità le dinamiche personali ed interpersonali. L’approccio non può essere quello del rimedio contingente,  ma di un’azione programmata e sistematica che incida in modo olistico  ed in senso adattivo sulla FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA DELLA PERSONA  fin dai banchi di scuola.

  • Non è assolutamente accettabile leggere che uno psicoterapeuta di turno, alla ribalta della cronaca in qualità di supervisore dell’Osservatorio Nazionale sul Cybercrime,   in data 4 luglio 2017 denuncia su Facebook il fenomeno del ThisCrush descrivendone in modo dettagliato la pericolosità per gli adolescenti e proponendo, come strumento di contrasto  al fenomeno e di protezione per gli adolescenti medesimi, la formazione continua dei genitori 2.0.
  • In pratica, nell’articolo pubblicato da questo psicoterapeuta,  si propone ai genitori 2.0 di diventare investigatori e controllori dei propri figli non stop e di essere istruiti su ogni variazione di ogni fenomeno pericoloso e pesante che Internet ed i social network partoriscono incessantemente. In altre parole, nell’articolo lo psicoterapeuta propone un tentativo di contenimento del fenomeno non incidendo sulla formazione degli adolescenti in modo organizzato e sistematico attraverso la FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA DELLA PERSONA fin dai banchi di scuola. Ma bensì attraverso un’azione indiretta, ristretta ad un target di genitori 2.0, comunque ristretto,  e attraverso una complessa e farraginosa  procedura che presume, oltre ad un livello non basico di conoscenza della rete e dei sofisticati strumenti  che la rete propone, e dei social network che su di essa hanno costruito il loro imperialismo, anche  una totale costante presenza dei genitori medesimi in rete.
  • Non mi pare una soluzione efficace e neppure efficiente,  meno che mai dotata di senso di realtà e  di un minimo livello di scientificità che sarebbe richiesta nella rappresentazione di un ruolo e di una scienza che si vanta di essere scientifica, soltanto quando si pone in competizione con altre discipline. Ma che, come in questo caso,  propone soluzioni impraticabili alla maggioranza della popolazione genitoriale che,  specialmente in situazione di particolare criticità esistenziale socio-economica,  quale quella attuale, è impegnata ed applicata nella quotidianità, anche su altri versanti prioritari di approvvigionamento di beni e servizi di prima necessità.  
  • Una simile proposta può essere inquadrata nell’alveo di soluzioni utopiche che come tali non incidono in modo sostanziale sulla risoluzione dei problemi legati all’uso della rete e dei social network da parte degli adolescenti  e sull’urgenza di contenimento dei pericoli e delle insidie della realtà virtuale di cui il cyber bullismo è soltanto uno degli aspetti negativi. Pur se va ribadito che tale fenomeno è in costante aumento proprio a causa dell’impossibilità di limitare e regolare dall’esterno di tale realtà i danni derivanti dall’uso selvaggio e violento, a volte molto organizzato, e quindi ancora più nocivo, operato da coloro che da tale uso incondizionato del web traggono i maggiori profitti.
  • Ma la loro forza, a ben guardare,  è inversamente proporzionale alle fragilità di coloro che cadono nella loro “rete”. Per questo motivo è evidente che per un cambiamento sostanziale dei rapporti che si instaurano fra buller e bullizzato o fra carnefice e vittima, la differenza risieda nel colmare preventivamente le fragilità degli adolescenti, nel dotarli di autonomia, consapevolezza, capacità critica, rispetto del proprio e dell’altrui valore, percezione del rischio, capacità di selezionare le risposte più adeguate di fronte alle sfide e alle opportunità della vita attraverso un approccio olistico alla FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA DELLA PERSONA fin dai banchi di scuola.
  • Che cos’è ThisCrush e perché è pericoloso per gli adolescenti

ThisCrush è un nuovo social network che si basa sugli insulti violenti e a sfondo sessuale, mettendo a rischio molti adolescenti tra i 12 e i 15 anni

4 Luglio 2017 – Nell’epoca in cui viviamo Internet e i vari social network possono trasformarsi in una gogna mediatica. Spesso senza nemmeno una vera ragione. Una situazione pericolosa per gli adulti che diventa però rischiosissima per gli adolescenti. Al momento uno dei nuovi pericoli per i più giovani è ThisCrush, un nuovo social network dedicato ai ragazzi.

Sul social network ThisCrush, che ha una fetta di utenti con età compresa tra i 12 e i 15 anni, si possono postare dei contenuti, spesso violenti o a sfondo sessuale, anche in maniera anonima. Spesso e volentieri i ragazzi ricevono degli insulti pesanti dai propri coetanei per quello che hanno postato. E qualcuno pubblica le discussioni su Instagram, un po’ per denunciare l’accaduto e un po’ per far notare agli amici come ha risposto con prontezza agli insulti ricevuti. La situazione sta diventando sempre più pesante con il passare delle settimane tanto che il psicoterapeuta e supervisore dell’Osservatorio Nazionale sul Cybercrime Luca Pisano ha denunciato il fenomeno su Facebook.

Come proteggere gli adolescenti

Pisano sta cercando di sensibilizzare i genitori sul fenomeno ThisCrush. L’intento non è quello di impedire ai propri figli di iscriversi al social. Anche perché la limitazione è quasi impossibile da mettere in pratica. Ma di monitorare la presenza dei propri figli sulla piattaforma. Per farlo il consiglio è quello di iscriversi al social. Anche se è possibile vedere le conversazioni anche come anonimo direttamente dal web. Lo scopo del social non è molto facile da capire per le persone poco abituate ai social di ultimissima generazione. In pratica bisogna “polverizzare” gli utenti iscritti con insulti e battute. Tutto questo avviene grazie ai collegamenti in bio di Instagram. In pratica chi vuole insultare legge la descrizione dell’altro utente e guarda le sue immagini e poi inizia la gogna mediatica. Si tratta dell’ennesima sfida per i genitori 2.0 che devono costantemente relazionarsi con i nuovi pericoli ai quali Internet espone i loro figli.

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Mara Massai
Mara Massai

MARA MASSAI Sociologa, Dottore di ricerca in Criminologia, esperta in Tecniche Investigative in Criminologia e Vittimologia, Project Manager, Presidente di AS.SO.GRAF.

(Associazione Culturale di Sociologia e Grafologia), Titolare responsabile e coordinatrice del Progetto "APPROCCIO OLISTICO ALLA FORMAZIONE INTEGRALE ED INTEGRATA DELLA PERSONA fin dai banchi di scuola” (Brevetto: M. Massai. (2014).. 200900158)